“Nato nel 1887
a Rovigo, in una doviziosa famiglia della
borghesia ebraica, Cavaglieri condivide il
destino di quegli artisti socialmente
privilegiati che, potendo contare su un
vasto patrimonio di famiglia, non devono
preoccuparsi di promuovere il proprio lavoro
nei circuiti mercantili, appagati dalla
benevolenza di studiosi di rango e di
raffinati collezionisti. Senza dimenticare
che nel 1925, pur continuando a dipingere,
si ritirò a vivere in volontaria “clausura”
in un’antica tenuta della campagna francese,
a Pavie-sur-Gers, in Guascogna, dove morirà
nel 1969”. A ricordarlo nel breve ma acuto
intervento introduttivo alla mostra
cortinese è Ada Masoero. Che annota ancora:
“Forse, oltre all’ascesa del fascismo, a
indurlo al ritiro in Francia fu la
consapevolezza della fine dell’epoca di cui
era stato interprete così felice, cantore di
quel mondo opulento che nell’alta borghesia
europea perpetuò rituali e mode degli anni
scintillanti della Belle Époque sino al
primo dopoguerra. Oggetto dei suoi dipinti,
gli «sguardi» e le «atmosfere» di un mondo
lucente e ovattato al tempo stesso, in cui
donne elegantissime (come nello splendido
Incroyable-L’Aigrette, 1914, o nel non meno
fascinoso Fuffi, 1920), disinibite e sicure
di sé (Nudo con l’ombrellino, 1926 ca.),
abitano interni opulenti e un po’
soffocanti, decorati in stile neo-rococò
(Interno veneziano, 1918) o secondo il
ricercato gusto orientalista (Estremo
Oriente, 1922), oppure ostentano - ma con
consumata indifferenza - l’antico lignaggio:
come nel seducente L’orologio regalato da
Napoleone I, dove Giulietta, composta e
raffinatissima, siede di fronte alla pendola
donata dall’Empereur al defunto marito, il
conte Marazzani Visconti.
Ma ciò che oggi, come allora, accresce il
fascino della pittura di Cavaglieri è
l’assoluta originalità dello stile:
aggiornato su tutte le novità che giungevano
dalla Mitteleuropa delle Secessioni, non
meno che sulle innovazioni francesi (da
Bonnard e Vuillard a Matisse e i Fauves),
Cavaglieri diede vita a una pittura
personalissima e accattivante, nella quale a
una rigorosa linearità si somma l’uso di
impasti cromatici sensuali e cremosi, spesso
spremuti direttamente sulla tela dal
tubetto”.
Mario Cavaglieri nasce a Rovigo nel 1887. A
Padova, dove vive tra il 1900 e il 1917,
frequenta lo studio di Giovanni Vianello,
conoscendovi Felice Casorati. Non ancora
ventenne, nel 1907, è presente alla mostra
Società Amatori e Cultori di Belle Arti di
Roma e, due anni più tardi, a Ca’ Pesaro,
dove esporrà assiduamente fino al 1925. In
seguito al soggiorno parigino del 1911,
partecipa con una certa regolarità alla
Biennale di Venezia.
L’intensa attività espositiva del secondo e
terzo decennio, che fra l’altro registra la
sua presenza a Milano, nelle edizioni della
Permanente del 1914 e 1915 e alla Galleria
Pesaro nel 1920, è premiata con il successo
di critica e pubblico. Tra il 1921, anno del
matrimonio con Giulietta Catellini, e il
1925 soggiorna a Piacenza, per poi
trasferirsi a Pavie-sur-Gers, in Guascogna,
dove trascorrerà, alternando soggiorni in
Italia e Francia, il resto della propria
esistenza. Nel 1948, 1950 e 1952 partecipa
alla Biennale di Venezia.
Il riconoscimento più importante gli viene
tributato nel 1953 con un’ampia antologica
alla Strozzina di Firenze. Muore a
Pavie-sur-Gers il 23 settembre 1969.
MARIO CAVAGLIERI. Sguardi ed atmosfere, a
cura della Società di Belle Arti, con
un’introduzione di Ada Masoero, Cortina
d’Ampezzo, Le Muse Galleria d’Arte ( piazza
Silvestro Franceschi, 6). Dal 6 agosto al 4
settembre 2016. Orario: tutti i giorni 10-13
/ 16-20. Ingresso libero.
info: www.sba.it
|